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Rethra
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mwbwRethra (nota anche come mwcaRadagoszcz, mwcqRadegost, mwcgRadigast, mwcwRedigast, mwdaRadgosc e con altri nomi) fu, nel X-XII secolo, la città principale e il centro politico degli mwdqslavi mwdgRedari, una delle quattro principali tribù dei mwdwLiutici, situata molto probabilmente nell'attuale mweaMeclemburgo. Era anche un importante centro di culto, dedicato al culto della divinità slava mweqRadegast-mwegSwarożyc.
Contents
• Cronache
• Note
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Etimologia
Il nome "Radgosc" (o le sue forme vicine) deriva dal vecchio slavo e si traduce approssimativamente come "ospitale" (mwfg"radość" o mwfw"radi" che significa "lieto" o "felice" e mwga"gość" o mwgq"gost" che significa "ospite"). In alternativa, può essere tradotto come "ospite del consiglio", da "rada" (ceco, polacco, slovacco, ucraino) - consiglio (anche consiglio, comitato) e "hostit" (parola ceca che significa "per ospitare"), "goszczący", "gościć" (parola polacca per che significa "ospitare") e si riferiscono a un luogo, persona o divinità che ospita il consiglio. Nomi di luoghi simili (mwggRadhošť, Radogoszcz, Radgoszcz) si trovano in alcuni paesi slavi.
Cronache
Radagosc è descritto nelle cronache di mwhqTietmaro di Merseburgo, che usò il nome mwhgRiedegost, mentre, scrivendo circa cinquant'anni dopo, mwhwAdamo di Brema lo chiamò mwiaRethra.
Tietmaro (VI, 23)cite-ref-1[1] descrisse Riedegost, situata nella regione di Redarier, come un insediamento (mwjgurbs) con tre vertici (mwjwtricornis) e tre porte (mwkatres in se continens portas), due delle quali potevano essere raggiunte via terra, mentre la terza porta più piccola posta ad oriente si affacciava su un lago (mwkqmare) ad est «orribile a vedersi»cite-ref-schmidt76-2-0[2]. Questo complesso era circondato da una foresta vergine (mwlgsilva) venerata dai locali, e all'interno c'era unicamente un tempio in legno avente come fondamenta corna di vari animali. All'esterno, le mura erano decorate con immagini degli dei, mentre all'interno c'erano sculture di diverse divinità pagane, ognuna delle quali aveva il nome del dio inciso e portava elmo e armatura «in modo da far paura», con Zuarasi che era la divinità più importantecite-ref-schmidt77-3-0[3]. Gli stendardi (mwmwvexilla) di queste divinità erano conservati all'interno del tempio e dovevano lasciare la stanza solo durante una guerra.
Tietmaro scrisse la sua Cronaca quando i mwnqLiutici erano alleati dell'mwngimperatore, un'alleanza a cui si oppose, scrivendo questa sua opinione all'interno della Cronaca, nonostante fosse un'opera altamente celebrativa nei confronti di Enrico II, allo scopo di convincere l'imperatore a rigettare l'alleanzacite-ref-schmidt77-3-1[3]. Si rivolge anche esplicitamente al lettore e gli consiglia di non seguire il culto pagano lutizio, ma di aderire invece alla Sacra Bibbiacite-ref-hengst501-4-0[4]cite-ref-5[5].
Adamo di Brema scrisse la sua mwramwrqGesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum quando Radgosc era già in declino e diede un resoconto un po' diverso: secondo lui, Radgosc, o "Rethra", "sede degli idoli" (mwrgsedes ydolatriae) era circondata da un profondo lago e aveva nove porte. Descrisse mwrwRedigast come la divinità superiore in un grande tempio demoniaco (mwsatemplum ibi magnum constructum est demonibus, princeps est Redigast), che poteva essere raggiunto da un ponte di legno da coloro che volevano sacrificare o interpellare l'oracolocite-ref-schmidt78-6-0[6]. Il mwtqcronista del XII secolo mwtgHelmold di Bosau seguì ampiamente la versione di Adamo. La differenza nei numeri usati da Tietmaro ("tre") e Adamo ("nove") potrebbe essere spiegata con l'uso simbolico di questi numeri, inteso non per descrivere accuratamente Radgosc, ma piuttosto per collegare il sito agli infericite-ref-schmidt8598-7-0[7]. Il cinghiale «dal dente bianco che scintillava»cite-ref-0-8-0[8], che secondo Tietmaro usciva dal lago prima di una guerra per provare piacere nel fango, potrebbe essere un simbolo che Tietmaro usò per indicare il diavolo piuttosto che un oracolo, in contrasto con l'oracolo del cavallocite-ref-0-8-1[8]cite-ref-schmidt98-9-0[9].
Posizione
La posizione precisa della città è sconosciuta, tuttavia, la sua posizione più probabile è sulle isole nella zona paludosa dei laghi Lieps e Tollense vicino a mwyqNeubrandenburg. Le teorie secondo le quali il tempio avrebbe potuto essere a mwygFeldberg, all'abbazia di Wanzka o a mwzaGnoien sono state confutatecite-ref-schmidt79-10-0[10].
Oltre alla contestata posizione del luogo, anche il presupposto che Tietmaro e Adamo stessero scrivendo dello stesso insediamento è oggetto di dibattitocite-ref-onr-11-0[11]. Ciò è in parte dovuto al fatto che la divinità principale venerata a Riedegost/Rethra è, per Tietmaro, Zuarasici (mwbgSwarożyc), mentre per Adamo (II, 21; III, 51) è mwbwRedigost (mwcaRedigast, Riedegost) così come per il cronista del XII secolo mwcqHelmold (I, 2)cite-ref-luebke107-12-0[12]. Questo è interpretato da storici e linguisti in modi diversi: probabilmente, i diversi nomi segnano la transizione da un appellativo associato alla radice iraniana mwdgxvar, "sole", a una divinità distinta con il nome Riedegost. Questo nome sarebbe forse statousato come il nome del tempio e come nome della tribù che vi si stabilì (Redarii, Redariani, Redar). Seguendo un'altra ipotesi, è il contrario: Adamo di Brema ed Helmold confusero il nome del sito del tempio con il nome della divinità, che fu invece identificato correttamente da Tietmaro e corrisponde a Svarožič o Svarogcite-ref-luebke104-13-0[13]. Secondo una terza teoria, Riedegost era il secondo nome di Zuarasici di Tietmaro.
Centro politico e rivolte slave
Secondo Helmold di Bosau, la mwfqrivolta slava del 983 fu scatenata dopo un incontro presso la mwfgcivitas Rethre. Allo stesso modo, l'inizio della vittoriosa rivolta degli mwfwObodriti del 1066 fu, secondo Adamo di Brema celebrato a "Rethra" con la decapitazione rituale di Giovanni Scoto di Meclemburgo, vescovo catturato dagli Obodriti la cui sua testa venne affissa su una lancia a mwgqRiedegost. L'ultima registrazione storica di "mwggRheda" è negli annali di Augusta nell'anno 1068cite-ref-schmidt-14-0[14], descrive la sua conquista da parte del vescovo mwiaBurcardo II di Halberstadt e la cattura del cavallo sacro del tempio. Si presume che il tempio sia stato distrutto in questa o in una delle seguenti campagne; probabilmente fu distrutto e ricostruito più volte in quanto Ebo, nella mwiqmwigVita Ottonis episcopi Bambergensis (III, 5) menziona la distruzione della "civitas e del tempio dei Liutici" da parte del re mwiwLotario di Supplimburgo nel 1126/27, senza specificarne il nome.
Note
cite-note-schmidt76-22. ↑ Schmidt (2009), p. 76
cite-note-schmidt77-33. ↑ Schmidt (2009), p. 77
cite-note-hengst501-44. ↑ Hengst (2005), p. 501
cite-note-schmidt78-66. ↑ Schmidt (2009), p. 78
cite-note-schmidt8598-77. ↑ Schmidt (2009), pp. 85-98
cite-note-schmidt98-99. ↑ Schmidt (2009), p. 98
cite-note-schmidt79-1010. ↑ Schmidt (2009), p. 79.
cite-note-onr-1111. ↑ Slupecki, Leszek, "West Slavic pagan ritual as described at the beginning of the eleventh century", in mwzwmw0aOld Norse religion in long-term perspectives: origins, changes, and interactionsmw0q : an international conference in Lund, Sweden, June 3-7, 2004, Anders Andrén, Kristina Jennbert, Catharina Raudvere, eds., pp. 224-7
cite-note-luebke107-1212. ↑ Lübke (2002), p. 107
cite-note-luebke104-1313. ↑ Lübke (2002), p. 104
Bibliografia
• Miller, E., Postan, C., Postan, MM, mw5aThe Cambridge Economic History of Europe, Cambridge University Press, 1987, pag. 494.
• mw5gTietmaro di Merseburgo, mw5wCronaca, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, 2018.
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